
Martina Ercolani
L’adozione dell’unifeed o piatto unico o Total Mixed Ration (TMR) nel settore ovicaprino rappresenta una scelta strategica fondamentale per razionalizzare la gestione aziendale, incrementare le produzioni di latte e carne e migliorare l’efficienza d’uso degli alimenti.
Rispetto alla tradizionale somministrazione disgiunta di foraggi e concentrati, la TMR mira a fornire ad ogni boccone un rapporto costante tra fibra, energia, proteina e integrazione minerale, mantenendo stabile il microambiente ruminale. Tuttavia, trasferire la tecnologia dell’unifeed bovino al piccolo ruminante si scontra con una barriera biologica insormontabile: la spiccata inclinazione etologica di pecore e capre alla selezione degli alimenti a disposizione.
Evolutivamente, le capre sono classificate come selective foragers, ovvero pascolatori selettivi, mentre le pecore sono considerate intermediate feeders (Hofmann, 1989; Giger-Reverdin, 2026).
Pecore e capre sono dotate di un labbro superiore mobile e diviso, il philtrum, di una cavità orale stretta e di una spiccata sensibilità tattile, per questo sono in grado di analizzare la miscelata e separare le singole particelle con estrema precisione.
L’istinto spinge gli ovicaprini a ricercare avidamente le frazioni a più elevata densità energetica e zuccherina quali granelle, farine, nuclei e sottoprodotti umidi, scartando gli steli foraggeri più lunghi e lignificati. Come dimostrato recentemente su pecore da latte ad alta produzione (Manca et al., 2020; Giger-Reverdin, 2018), quando la razione presenta imperfezioni di miscelazione o foraggi tagliati male, la composizione chimica del ,TMR residuo cambia radicalmente già nelle prime due ore dalla distribuzione in [CP2.1]greppia, prova che gli animali hanno effettuato già un’importante azione selettiva.
Questo comportamento [CP3.1]produce due conseguenze fisiologiche opposte e parimenti dannose all’interno dello stesso gregge (Zafar et al., 2026). I soggetti dominanti, accedendo per primi alla mangiatoia, assumono una dose eccessiva di carboidrati a rapida fermentazione ruminale. L’accumulo di acidi grassi volatili e la carenza di fibra strutturale abbassano drasticamente il pH ruminale, innescando stati di Acidosi Ruminale Sub-Acuta (SARA), sindrome del grasso basso nel latte e lesioni podali da laminite (Giger-Reverdin, S. et al., 2014). I soggetti subordinati, alimentandosi in un secondo momento, trovano un TMR depauperato dei concentrati e costituito quasi esclusivamente da fibra grossolana. Il mancato soddisfacimento dei fabbisogni energetici porta a un crollo della curva di lattazione e a una perdita peso, valutato tramite il Body Condition Score. Diversi studi di letteratura (Campanile et al., 2021; Khurshid et al., 2023; Miller-Cushon et al., 2017) confermano che gli errori di miscelazione del TMR riducono l’efficienza di conversione alimentare e comportano uno spreco diretto fino al 10% degli ingredienti più costosi della razione, evidenziando come l’etologia dell’animale possa vanificare il lavoro del nutrizionista se non gestita correttamente.
La ricetta ideale dell’unifeed per pecore e capre
Per formulare la “ricetta ideale” dell’unifeed ovicaprino non ci si può limitare al calcolo dei macronutrienti ma occorre porre molta attenzione anche alla struttura fisica della fibra. Il punto di riferimento scientifico resta il sistema di frazionamento della fibra sviluppato da Peter Van Soest (Van Soest et al., 1991), fondato sulla determinazione del contenuto di Fibra al Detergente Neutro (NDF), Fibra al Detergente Acido (ADF) e Lignina (ADL).
Negli ovicaprini, caratterizzati da un volume reticolo-ruminale ridotto e da un tasso di passaggio del digesto più rapido rispetto alla bovina, l’NDF gioca un doppio ruolo: da un lato rappresenta la quota indispensabile per stimolare la masticazione e la secrezione salivare tampone, ricca di bicarbonato, dall’altro però, costituisce anche il principale ingombro fisico che limita l’ingestione volontaria di sostanza secca. Come evidenziato da Khurshid et al. (2023), l’attenzione del tecnico deve focalizzarsi sull’NDF fisicamente efficace (peNDF), ossia quella frazione di fibra in grado di stimolare la ruminazione senza agevolare la cernita.
I pilastri fondamentali per costruire la ricetta ideale si riassumono in quattro regole gestionali. La prima prevede una lunghezza di taglio millimetrica della fibra: la dimensione ideale delle particelle foraggere per pecore e capre si attesta tra 2 e 4 cm. Qualsiasi stelo che superi i 4 cm viene sistematicamente isolato dal muso dell’animale e scartato a bordo mangiatoia. La seconda tiene conto dell’umidità target e dell’“effetto colla”: la sostanza secca (SS) totale dell’unifeed deve mantenersi rigorosamente tra il 45% e il 50%. Un TMR troppo secco (>55% SS) favorisce la caduta sul fondo della greppia delle componenti farinose e dei nuclei. L’aggiunta di acqua o di liquidi appetibili (melasso, miscele di zuccheri liquidi) genera un “effetto colla” che fa aderire i concentrati agli steli di foraggio. La terza regola prevede di rispettare la sequenza di carico e l’omogeneità. L’ordine di caricamento nel carro miscelatore è decisivo: prima i foraggi secchi per il taglio preliminare, seguiti da concentrati, nuclei e sottoprodotti, e infine la quota liquida. La trinciatura non deve mai degenerare in sfarinamento (over-mixing). Infine, per monitorare la miscelata ottenuta, è fondamentale ricorrere all’utilizzo del setaccio Penn State (PSPS) adattato con il vaglio da 1,18 mm specifico per i piccoli ruminanti (Heinrichs & Kononoff, 2002) e, se possibile, un’analisi con NIR portatile lungo la mangiatoia per verificare l’omogeneità della miscelata. Il TMR scaricato e il residuo in greppia a 24 ore devono mostrare la medesima ripartizione percentuale delle particelle.
Le dritte del tecnico: Gestione estiva dell’acqua nel TMR
Nel lavoro quotidiano di stalla, la teoria nutrizionale deve integrarsi con la praticità operativa[CP4.1], specialmente durante la stagione estiva quando le temperature sfiorano i 40 gradi. Sebbene l’aggiunta di acqua sia fondamentale per raggiungere il 45-50% di SS e garantire l’”effetto colla”, nei mesi caldi l’umidità elevata abbinata alle alte temperature ambiente innesca un grave rischio: la proliferazione incontrollata di lieviti e muffe e la conseguente fermentazione secondaria della massa sia nel carro che in mangiatoia. Il TMR che si surriscalda perde appetibilità, sviluppa odori sgradevoli per l’animale e, di conseguenza, causa un crollo immediato dell’ingestione. Le contromisure pratiche da poter adattare sono lo spostamento dell’orario di alimentazione, che prevedere la distribuzione della razione principale nelle ore più fresche della giornata, preferibilmente al tramonto o nelle prime ore della sera, quando la temperatura scende e gli animali mostrano il picco di appetito. Nell’acqua di bagnatura del carro miscelatore è utile inserire dei conservanti organici, quali acidi organici a catena corta, in particolare acido propionico o sali di propionato, per inibire la proliferazione batterica e stabilizzare il TMR fino a 24 ore. Fondamentale è inoltre l’igiene della mangiatoia o dei nastri trasportatori, asportando quotidianamente ogni residuo della razione precedente prima di scaricare il TMR fresco. I residui caldi e fermentati agiscono da “innesco” batterico accelerando il deterioramento del nuovo unifeed.
Conclusioni
In conclusione, il successo dell’unifeed negli allevamenti ovicaprini non dipende da complesse alchimie, ma dalla rigorosa ed ordinaria applicazione di poche e semplici regole pratiche nella preparazione del piatto unico, al fine di contrastare la selezione da parte degli animali e i conseguenti disturbi metabolici.
In questo scenario, la figura del tecnico nutrizionista si rivela assolutamente fondamentale. Il tecnico non si limita a formulare la razione “sulla carta”, ma affianca costantemente l’allevatore nel lavoro di stalla: analizza la granulometria del TMR fresco e del residuo, valuta la qualità e lo stato di conservazione dei foraggi aziendali, tara i parametri del carro miscelatore e suggerisce i correttivi gestionali necessari nelle diverse fasi produttive e stagionali. Questo supporto operativo continuo rappresenta il vero ponte tra la teoria nutrizionale, la salute del gregge e la redditività economica dell’azienda.
