Il Guscio delle fave di cacao nell'alimentazione delle pecore da latte

Il guscio delle fave di cacao nell'alimentazione delle pecore da latte: effetti sul liquido ruminale e sul profilo acidico del latte e formaggio. Il guscio delle fave di cacao, sottoprodotto dell'industria del cioccolato, può essere utilizzato come materia prima alternativa per sostituire parzialmente i cereali normalmente inclusi nella dieta dei ruminanti e potrebbe dunque essere una strategia per ridurre la competizione feed-to-food ed il costo dell'alimentazione del bestiame. Pur non essendo il cacao una coltura mediterranea, in quest'area è presente una notevole quantità di sottoprodotti del cacao per la presenza di industrie di trasformazione. Durante la lavorazione di quest'ultimo, la buccia del baccello di cacao (70-75% del peso del frutto) viene infatti scartata dopo la rimozione della fava e della alla mucillagine, una massa bianca che circonda le fave di cacao. Il guscio della fava di cacao viene normalmente rimosso dai semi durante il processo di vagliatura per prevenire sapori sgradevoli e colorazione errata degli alimenti . La fava di cacao contiene il 12-18% di proteine, il 19-60% di fibre alimentari e il 6-8% di grassi; è inoltre una fonte naturale di composti bioattivi che mostrano attività antiossidante e antiradicalica. I polifenoli, in particolare i tannini, sono i principali responsabili delle proprietà bioattive dei sottoprodotti del cacao. Questi composti hanno la capacità di influenzare le prestazioni dei ruminanti e la qualità dei loro prodotti alterando il metabolismo del rumine. Un fattore limitante all'utilizzo della fava di cacao è però la presenza di teobromina: questa sostanza naturalmente presente, può causare una riduzione dell'appetibilità e dei sintomi di tossicità se somministrato in grandi quantità al bestiame. Per tale motivo la normativa europea ha stabilito che la concentrazione di teobromina nei mangimi non può superare i 300 mg/kg. Poiché argomento molto interessante, abbiamo quindi deciso di prendere in esame uno studio condotto presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell'Università di Perugia che ha analizzato l'effetto della somministrazione dietetica di fave di cacao sulle prestazioni di pecore da latte e sulla qualità del loro latte e formaggio. In questo studio, è stato ipotizzato che il guscio della fava di cacao usato nella dieta di pecore in lattazione potesse influenzare le prestazioni e la composizione del latte e del formaggio. Venti pecore di razza Comisana sono state quindi assegnate al gruppo controllo (CTRL; n = 10) o al gruppo cacao (CBS; n = 10). Gli animali hanno ricevuto fieno di erba medica ad libitum e 800g di concentrato convenzionale (CTRL) o sperimentale (CBS) contenente l'11,7% di fave di cacao per sostituire parzialmente mais e orzo del concentrato CTRL. I risultati hanno mostrato che la resa di latte e la composizione di questo non sono state diverse tra i gruppi e solo la concentrazione di urea è risultata inferiore nel latte del gruppo CBS. Ciò potrebbe essere il risultato di una diversa efficienza nell'utilizzo dell'azoto a livello ruminale. La composizione in acidi grassi del liquido ruminale ha rispecchiato in parte quella della dieta ingerita, con acidi grassi saturi totali (SFA), acidi grassi monoinsaturi totali (MUFA), 16:0, 18:0 e 18:1c9 maggiori nel gruppo sperimentale. Gli esiti di questo esperimento supportano l'idea che i percorsi di bioidrogenazione dei PUFA (acidi grassi polinsaturi) alimentari siano stati debolmente compromessi dal trattamento dietetico ed in particolare dai tannini. La percentuale inferiore di acidi grassi a catena dispari e ramificata osservata nel contenuto ruminale del gruppo sperimentale potrebbe quindi essere correlata a cambiamenti nel metabolismo o nella popolazione microbica ruminale. Il latte e il formaggio hanno mostrato una composizione acidica simile. Gli acidi grassi monoinsaturi totali sono risultati maggiori nel latte e nel formaggio del gruppo sperimentale, inoltre i gusci di fave di cacao hanno aumentato il grasso del formaggio ma ridotto la percentuale di proteine di quest'ultimo. Analizzando alcuni parametri di salute, nel formaggio del gruppo CBS è stato riscontrato un rapporto PUFAn-6 (proinfiammatorio) PUFAn-3 (antinfiammatorio) inferiore ed inferiori indici aterogenici e trombogenici, risultando quindi più salutare. Noi di Mignini e Petrini, fautori dell'economia circolare e della sostenibilità, utilizziamo ampiamente e sapientemente diverse tipologie di sottoprodotti all'interno dei nostri mangimi, poiché crediamo fermamente che sia un valido strumento per aumentare l'efficienza di trasformazione, per ridurre la produzione di rifiuti e l'impatto ambientale.

Tratto da: “Control of Avian Coccidiosis: Future and Present Natural Alternatives. Rosa Estela Quiroz- Castañeda and Edgar Dantán-González. Hindawi Publishing Corporation BioMed Research International, Volume 2015, Article ID 430610, 11 pages http://dx.doi.org/10.1155/2015/430610”.

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